27/10/2026
Prima mancavano i soldi per riempire il carrello. Adesso cominciano a mancare anche i prodotti sugli scaffali.
Le proteste degli autotrasportatori contro il caro carburanti, partite dal Mezzogiorno, producono ora difficoltà negli approvvigionamenti anche all’Aquila. La crisi è arrivata sotto casa.
Dietro quegli scaffali ci sono lavoratori che non riescono più a sostenere i costi della propria attività. Davanti, famiglie che faticano a pagare spesa, pieno e bollette.
Secondo le stime preliminari Istat, a settembre l’inflazione è salita al 4,2%, con l’energia a +22,3% rispetto all’anno precedente. Rincari che si sommano a quelli già accumulati, con il carrello della spesa aumentato di circa il 30% negli ultimi anni, mentre stipendi e pensioni sono sempre gli stessi.
All’Aquila il carburante pesa ancora di più: in una città dispersa, senza un trasporto pubblico adeguato, l’auto è spesso indispensabile.
La destra prometteva protezione attraverso la “filiera” Comune–Regione–Governo. Ma governare insieme significa assumersi insieme le responsabilità: da Biondi a Marsilio fino a Meloni.
Anche quelle internazionali. La guerra in Iran e la chiusura dello stretto di Hormuz hanno fatto aumentare i costi dell’energia e dei trasporti. Un conflitto avviato dagli Stati Uniti di Trump insieme a Israele. Proprio quel Trump che Meloni voleva candidare al Nobel per la pace.
Una relazione tossica, coltivata a scapito degli interessi delle famiglie italiane.
Il sovranismo promette protezione? Raccontatelo a chi non arriva a fine mese.
Servono interventi sui carburanti, sostegno ai settori colpiti, rinnovi contrattuali, salario minimo e servizi pubblici.
Le ragioni delle proteste vanno ascoltate: quelle dei lavoratori e quelle dei giovani che chiedono scuole e futuro. Anche all’Aquila, dove tanti studenti sono ancora nelle strutture provvisorie del dopo sisma.
Basta vendere sicurezza rendendo sempre più insicura la vita quotidiana