Movimento Demos

Movimento Demos

Condividi

Movimento per una nuova Democrazia Solidale Unisciti a Noi: "Il mondo cambia con i tuoi esempi più che con le tue parole"

Nome e simbolo per una rinascita solidale
L’albero in tantissime culture ha sempre avuto un altissimo valore simbolico
Le radici rappresentano il passato da cui partire, il tronco, la parte centrale dell’albero, raffigura il presente che stiamo costruendo e la forza che anno dopo anno sappiamo mettere nell’affrontare le insidie della vita. Noi singoli individui, cittadini siamo le foglie di un uni

29/05/2026

Il cordoglio per la scomparsa del Segretario di Stato Mariella Mularoni,
il ricordo della collega e della donna.

È con profondo e sincero dolore che apprendiamo la notizia della prematura scomparsa di Mariella
Mularoni, Segretario di Stato e figura centrale della vita politica e istituzionale della Repubblica di San
Marino.
In questo momento di grandissimo sconforto, desideriamo esprimere il nostro più sentito cordoglio alla
famiglia, ai suoi cari e a tutta la Democrazia Cristiana Sammarinese, partito in cui ha militato con
coerenza, passione e instancabile dedizione.
Al di là delle rispettive appartenenze e delle naturali divergenze politiche che caratterizzano il dibattito
democratico, Mariella è stata per molti di noi una collega parlamentare stimata per lunghi anni
all'interno del Consiglio Grande e Generale. Di lei ricorderemo sempre la straordinaria statura umana,
la compostezza istituzionale e la costante disponibilità al dialogo.
Lavorare al suo fianco ha significato confrontarsi con una donna mossa da un profondo amore per il
nostro Paese, capace di anteporre il rispetto reciproco a qualsiasi scontro di parte.
Resta in noi un grande vuoto e il forte rammarico di non averla potuta salutare e stringere come
avremmo voluto in questi ultimi tempi.
La Repubblica perde una servitrice dello Stato e noi perdiamo una collega e un'amica il cui tratto umano
rimarrà un esempio prezioso per tutti noi.
Alla sua memoria va il nostro deferente omaggio.

𝗗𝗲𝗺𝗼𝘀

07/05/2026

𝐒𝐜𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐦𝐚𝐭𝐮𝐫𝐢𝐭à

𝐈 𝐭𝐞𝐦𝐢 𝐜𝐫𝐮𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢 𝐚𝐟𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐚𝐧𝐨 𝐚 𝐜𝐨𝐥𝐩𝐢 𝐝𝐢 𝐛𝐚𝐭𝐭𝐢𝐛𝐞𝐜𝐜𝐨.

𝐃𝐞𝐦𝐨𝐬 rivolge un appello 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐚 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐞 𝐥𝐞 𝐟𝐨𝐫𝐳𝐞 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞, 𝐦𝐚 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐚 𝐢 𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐞𝐬𝐬𝐞 𝐞 𝐚𝐢 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚 della Repubblica: è il momento di 𝐮𝐧𝐨 𝐬𝐜𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐦𝐚𝐭𝐮𝐫𝐢𝐭à.

Quando si parla di 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐜𝐢𝐬𝐢𝐯𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐟𝐮𝐭𝐮𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐏𝐚𝐞𝐬𝐞 — come il rapporto con l’Unione Europea, la tenuta del sistema bancario e le indagini internazionali — 𝐧𝐨𝐧 𝐜𝐢 𝐬𝐢 𝐩𝐮ò 𝐩𝐞𝐫𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐜𝐢𝐯𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞 nel terreno delle accuse generiche, dei sospetti alimentati da risentimenti personali o delle contrapposizioni pregiudiziali. 𝐋𝐚 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐢𝐧 𝐠𝐢𝐨𝐜𝐨 è 𝐭𝐫𝐨𝐩𝐩𝐨 𝐚𝐥𝐭𝐚.

𝐋’𝐚𝐜𝐜𝐨𝐫𝐝𝐨 𝐝𝐢 𝐚𝐬𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞: 𝐝𝐢𝐞𝐜𝐢 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐦𝐞𝐫𝐢𝐭𝐚𝐧𝐨 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐨

Demos ha sempre sostenuto che il percorso di associazione con l’Unione Europea dovesse essere accompagnato da 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐮𝐥𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐨𝐩𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞 𝐚𝐮𝐭𝐞𝐧𝐭𝐢𝐜𝐚 e da un confronto maturo con la cittadinanza, capace di evidenziare con chiarezza opportunità, criticità e conseguenze dell’accordo.

Probabilmente sarebbe servito 𝐮𝐧𝐨 𝐬𝐟𝐨𝐫𝐳𝐨 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐥𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐝𝐢 𝐝𝐢𝐯𝐮𝐥𝐠𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, senza cedere né alla superficialità né alla propaganda, ma affrontando ogni tema con 𝐬𝐞𝐫𝐢𝐞𝐭à 𝐞 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐩𝐚𝐫𝐞𝐧𝐳𝐚.

Allo stesso tempo, è necessario riconoscere che 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐚𝐜𝐜𝐨𝐫𝐝𝐨 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐢𝐥 𝐫𝐢𝐬𝐮𝐥𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 𝐝𝐢𝐩𝐥𝐨𝐦𝐚𝐭𝐢𝐜𝐨 𝐝𝐮𝐫𝐚𝐭𝐨 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞 𝐝𝐢𝐞𝐜𝐢 𝐚𝐧𝐧𝐢, portato avanti da diversi governi, da quattro Segretari di Stato e da una larga parte delle forze politiche sammarinesi. 𝐌𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐦𝐩𝐫𝐨𝐯𝐯𝐢𝐬𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐢𝐧 𝐝𝐢𝐬𝐜𝐮𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨 rischia di compromettere equilibri diplomatici e relazioni internazionali costruite con fatica nel tempo.

𝐏𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨, 𝐥𝐚 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐚𝐯𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐝𝐨𝐯𝐮𝐭𝐨 𝐬𝐨𝐭𝐭𝐫𝐚𝐫𝐬𝐢 𝐚𝐥 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐢 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐢.

𝐈𝐥 𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐫𝐢𝐬𝐜𝐡𝐢𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐯𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐝𝐚𝐥 𝐩𝐨𝐩𝐨𝐥𝐨

Oggi quel percorso decennale 𝐧𝐨𝐧 𝐯𝐢𝐞𝐧𝐞 𝐦𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐢𝐧 𝐝𝐢𝐬𝐜𝐮𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐨𝐧𝐭à 𝐩𝐨𝐩𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞, ma dagli effetti di vicende bancarie e dalle loro conseguenze giudiziarie e politiche. Questo dovrebbe imporre 𝐮𝐧𝐚 𝐫𝐢𝐟𝐥𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐞𝐫𝐢𝐚 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢𝐭à 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐜𝐥𝐚𝐬𝐬𝐞 𝐝𝐢𝐫𝐢𝐠𝐞𝐧𝐭𝐞 e sulle modalità con cui, troppo spesso, si è sviluppato il confronto politico: orientato 𝐚𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐩𝐞𝐫𝐦𝐚𝐧𝐞𝐧𝐭𝐞 più che alla costruzione di una visione all’altezza delle sfide internazionali che San Marino è chiamata ad affrontare.

Le vicende che hanno segnato il Paese dagli anni Novanta fino al 2008 meritano 𝐮𝐧𝐚 𝐥𝐞𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐯𝐢𝐬𝐚, 𝐥𝐮𝐜𝐢𝐝𝐚 𝐞 𝐨𝐧𝐞𝐬𝐭𝐚. In quegli anni, una parte della classe dirigente si è progressivamente allontanata dalla realtà concreta del Paese e dalla sensibilità della cittadinanza, entrando in 𝐮𝐧𝐚 𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐚𝐮𝐭𝐨𝐫𝐞𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐥𝐞 che ha prodotto errori evidenti.

𝐑𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐞𝐫𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐞𝐫𝐫𝐨𝐫𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚 𝐢𝐧𝐝𝐮𝐥𝐠𝐞𝐫𝐞 𝐧𝐞𝐥 𝐠𝐢𝐮𝐬𝐭𝐢𝐳𝐢𝐚𝐥𝐢𝐬𝐦𝐨 né costruire narrazioni di comodo, ma prendere atto di ciò che il tempo e i fatti hanno dimostrato.

Allo stesso tempo, 𝐜𝐡𝐢𝐮𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐪𝐮𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞 significa anche riconoscere che non tutti hanno pagato allo stesso modo e che alcune persone hanno subito conseguenze sproporzionate rispetto alle proprie responsabilità effettive. A nostro avviso, 𝐜𝐡𝐢 𝐬𝐢 𝐭𝐫𝐨𝐯𝐚 𝐢𝐧 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐦𝐞𝐫𝐢𝐭𝐚 𝐚𝐭𝐭𝐞𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐧𝐨𝐬𝐜𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐞, 𝐝𝐨𝐯𝐞 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐞, 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐞 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐩𝐚𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞.

Alcune forze politiche, prima alla opposizione e oggi al governo, avevano promesso e poi non mantenuto delle riparazioni.

Questo dato testimonia che l'agire generale non è mossa dal senso di giustizia ma solo dal mero raggiungimento del potere ad ogni costo.

Tutto questo però 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐮ò 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐫𝐬𝐢 𝐢𝐧 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐠𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐞 𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥𝐞 dalla quale il Paese non riesce più a uscire.

𝐈𝐥 𝐝𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐩𝐢ù 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐞 è 𝐥’𝐢𝐧𝐜𝐚𝐩𝐚𝐜𝐢𝐭à 𝐝𝐢 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐞

Il vero danno che San Marino sta subendo oggi 𝐧𝐨𝐧 𝐝𝐞𝐫𝐢𝐯𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐭𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐚𝐠𝐥𝐢 𝐞𝐫𝐫𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐩𝐚𝐬𝐬𝐚𝐭𝐨, ma dall’𝐢𝐧𝐜𝐚𝐩𝐚𝐜𝐢𝐭à 𝐝𝐢 𝐚𝐟𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐞 senza la costante ricerca di un nemico interno.

𝐂𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐮𝐚𝐫𝐞 𝐚 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐩𝐫𝐞𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐨𝐠𝐧𝐢 𝐝𝐢𝐧𝐚𝐦𝐢𝐜𝐚 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐮𝐧𝐨 𝐬𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐭𝐫𝐚 “𝐛𝐮𝐨𝐧𝐢” 𝐞 “𝐜𝐚𝐭𝐭𝐢𝐯𝐢” , tra innocenti e colpevoli, non è esercizio di analisi politica: è 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐩𝐢𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐚𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚 𝐢𝐥 𝐏𝐚𝐞𝐬𝐞, impedisce la costruzione di soluzioni condivise e aumenta il rischio di nuovi errori di valutazione.

𝐋𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐃𝐞𝐦𝐨𝐬: 𝐝𝐮𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐮𝐧 𝐏𝐚𝐞𝐬𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐬𝐩𝐞𝐫𝐨;

Demos sostiene da anni che San Marino potrebbe essere 𝐮𝐧 𝐏𝐚𝐞𝐬𝐞 𝐩𝐢ù 𝐩𝐫𝐨𝐬𝐩𝐞𝐫𝐨, 𝐬𝐭𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞 𝐞 𝐬𝐞𝐫𝐞𝐧𝐨 se si realizzassero due condizioni fondamentali.

𝐋𝐚 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 è 𝐮𝐧 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐨 𝐧𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐢𝐭à rispetto alla cultura del guadagno facile e immediato: serve un impegno più forte e condiviso sul terreno della 𝐥𝐞𝐠𝐚𝐥𝐢𝐭à, 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭à 𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐫𝐞𝐠𝐨𝐥𝐞, e del muoversi con oculatezza soprattutto nelle relazioni internazionali da parte di tutti gli attori del sistema.
𝐋𝐚 𝐬𝐞𝐜𝐨𝐧𝐝𝐚 è 𝐮𝐧𝐚 𝐦𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐞 𝐜𝐚𝐩𝐚𝐜𝐢𝐭à 𝐝𝐢 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐬𝐢 𝐭𝐫𝐚 𝐥𝐞 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐞 𝐩𝐨𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐡𝐞: un confronto franco sui contenuti reali e sugli interessi del Paese, non sulle persone o sulle reciproche delegittimazioni. Solo così sarà possibile affrontare in modo credibile anche temi complessi e strategici come l’accordo di associazione con l’Unione Europea.
𝐒𝐨𝐧𝐨 𝐫𝐢𝐜𝐡𝐢𝐞𝐬𝐭𝐞 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐥𝐢𝐜𝐢, 𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐢𝐧 𝐭𝐞𝐨𝐫𝐢𝐚.
Ma senza queste due condizioni 𝐧𝐞𝐬𝐬𝐮𝐧 𝐚𝐜𝐜𝐨𝐫𝐝𝐨 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐩𝐨𝐭𝐫à 𝐬𝐚𝐥𝐯𝐚𝐫𝐞 𝐒𝐚𝐧 𝐌𝐚𝐫𝐢𝐧𝐨 𝐝𝐚 𝐬é 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐚. Anzi, senza una maturazione collettiva, anche le opportunità più importanti rischiano di trasformarsi in 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐢 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐢𝐧𝐬𝐭𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭à.
In fondo non è colpa di nessuno, ma è responsabilità di tutti se si continua con la politica della delegittimazzione e del complotto che sta parallizzando il Paese da 20 anni.

𝐃𝐞𝐦𝐨𝐬

23/04/2026

𝗖𝗢𝗠𝗨𝗡𝗜𝗖𝗔𝗧𝗢 𝗦𝗧𝗔𝗠𝗣𝗔 𝗗𝗘𝗠𝗢𝗦 – 𝗗𝗲𝗺𝗼𝗰𝗿𝗮𝘇𝗶𝗮 𝗦𝗼𝗹𝗶𝗱𝗮𝗹𝗲 𝗦𝗮𝗻 𝗠𝗮𝗿𝗶𝗻𝗼

𝗧𝗿𝗲 𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝗹𝗶 𝗰𝗵𝗲 𝗶𝗹 𝗰𝗮𝗺𝗽𝗼 𝗿𝗶𝗳𝗼𝗿𝗺𝗶𝘀𝘁𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝘂ò 𝗶𝗴𝗻𝗼𝗿𝗮𝗿𝗲
In questi giorni si sono concentrati tre episodi che, presi insieme, dicono qualcosa di importante su come San Marino stia gestendo — o non gestendo — alcune questioni decisive per il futuro del paese. Li commentiamo con la franchezza che ci è propria, rivolgendoci in particolare alle forze riformiste.
𝟭. 𝗜𝗹 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗼 𝗯𝗼𝗻𝗱: 𝗺𝗲𝗻𝗼 𝗲𝘂𝗳𝗼𝗿𝗶𝗮, 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗿𝗶𝗳𝗹𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲
San Marino ha collocato un nuovo bond da 350 milioni di euro a 5 anni con un tasso leggermente inferiore al 3,7%, a fronte di una domanda di mercato di 7,55 miliardi — oltre venti volte l'offerta. Il governo ha commentato con toni trionfalistici.
𝗗𝗲𝗺𝗼𝘀 𝗶𝗻𝘃𝗶𝘁𝗮 𝗮 𝗿𝗶𝗳𝗹𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗰𝗮𝗹𝗺𝗮.
Il tasso del 3,7% su 350 milioni significa quasi 13 milioni di interessi annui che escono dal sistema San Marino verso investitori prevalentemente europei — banche, fondi pensione e gestori esteri. Gli investitori istituzionali sammarinesi, i fondi pensione locali, i servizi sociali e i principali imprenditori del paese sono rimasti sostanzialmente esclusi dal collocamento. Quei 13 milioni li pagheranno i residenti sammarinesi con le tasse.
𝗟𝗮 𝗱𝗼𝗺𝗮𝗻𝗱𝗮 𝘃𝗲𝗻𝘁𝘂𝗽𝗹𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝘀𝗼𝗹𝗼 𝘂𝗻 𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗽𝗼𝘀𝗶𝘁𝗶𝘃𝗼: 𝗲̀ 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗲𝗿𝗺𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗲 𝗰𝗼𝗻𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗼𝗳𝗳𝗲𝗿𝘁𝗲 𝗲𝗿𝗮𝗻𝗼 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝗰𝗼𝗹𝗮𝗿𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝘃𝗮𝗻𝘁𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼𝘀𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗴𝗹𝗶 𝗶𝗻𝘃𝗲𝘀𝘁𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶. Troppa domanda significa anche tasso troppo generoso. Chi lavora per i mercati internazionali non lavora certo nell'interesse dei cittadini sammarinesi.
Va inoltre ricordato che il sistema San Marino non ha oggi un problema di liquidità — i dati della raccolta bancaria lo dimostrano. Ha un problema di debito. E il debito in questi anni non è sceso. Il vecchio bond al 6,5%, emesso nel 2023 e in scadenza a gennaio 2027, non risulta essere stato riacquistato in misura significativa dai detentori originari. Dunque, almeno fino a quella data, lo Stato pagherà interessi su entrambe le emissioni.
Gioire per il rinnovo del debito è comprensibile sul piano tecnico. 𝗡𝗼𝗻 𝗹𝗼 𝗲̀ 𝘀𝘂𝗹 𝗽𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗼, 𝗽𝗲𝗿 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗹𝗮𝘀𝘀𝗲 𝗱𝗶𝗿𝗶𝗴𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗼𝘃𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗮𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗼𝗯𝗶𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗼 𝗹𝗮 𝗿𝗶𝗱𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗱𝗲𝗯𝗶𝘁𝗼, non il suo rifinanziamento a condizioni migliori per la finanza internazionale.
𝟮. 𝗟'𝗮𝗴𝗴𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮𝗹 𝗗𝗶𝗿𝗲𝘁𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗔𝗔𝗦𝗦: 𝗱𝗶𝗴𝗻𝗶𝘁𝗮̀ 𝗲 𝗱𝗶𝘀𝗮𝗴𝗶𝗼 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲
Esprimiamo piena solidarietà al Direttore 𝗠𝗮𝗿𝗰𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗙𝗼𝗿𝗰𝗲𝗹𝗹𝗶𝗻𝗶 per l'aggressione subita nel proprio ufficio. Un atto inaccettabile, che condanniamo senza riserve.
Detto questo, non possiamo ignorare il contesto. Stando a quanto riportato, l'aggressore ha agito dopo che gli erano stati staccati i contatori per bollette non pagate da mesi. Non lo giustifica. Ma ci racconta qualcosa che come comunità 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗽𝗲𝗿𝗺𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗰𝗶 𝗱𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝘃𝗲𝗱𝗲𝗿𝗲.
𝗜𝗹 𝗱𝗶𝘀𝗮𝗴𝗶𝗼 𝗲𝗰𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶𝗰𝗼 𝗰𝗿𝗲𝘀𝗰𝗲. Le famiglie in difficoltà con le utenze non sono casi isolati. Chi non paga spesso non lo fa per scelta, ma per impossibilità. E la risposta dello Stato — il distacco, senza rete di accompagnamento, senza ricerca di soluzioni — lascia queste persone senza uscita. 𝗜𝗹 𝗿𝗶𝘀𝗰𝗵𝗶𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗲𝗽𝗶𝘀𝗼𝗱𝗶 𝘀𝗶𝗺𝗶𝗹𝗶 𝘀𝗶 𝗿𝗶𝗽𝗲𝘁𝗮𝗻𝗼 𝗲̀ 𝗿𝗲𝗮𝗹𝗲, 𝘀𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝘃𝗶𝗲𝗻𝗲.
Chiediamo al governo di affrontare questo tema con 𝘀𝘁𝗿𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗹𝗲𝗴𝗶𝘀𝗹𝗮𝘁𝗶𝘃𝗶 𝗮𝗱𝗲𝗴𝘂𝗮𝘁𝗶: tutele per le famiglie in difficoltà, 𝗽𝗿𝗼𝗰𝗲𝗱𝘂𝗿𝗲 𝗱𝗶𝗳𝗳𝗲𝗿𝗲𝗻𝘇𝗶𝗮𝘁𝗲 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗮 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗮𝗽𝗽𝗹𝗶𝗰𝗮𝘁𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗶𝗺𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲, e un sistema che sappia distinguere chi non può pagare da chi non vuole farlo.
𝟯. 𝗜𝗹 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝗰𝗮𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗺𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼𝗿𝗮𝗻𝘇𝗮: 𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝘂ò 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗿𝗶𝘀𝗰𝗿𝗶𝘁𝘁𝗮
Nel comunicato diffuso in questi giorni, la maggioranza afferma di non poter accettare lezioni sulla giustizia da Repubblica Futura, attribuendo a quella esperienza di governo la responsabilità delle difficoltà attuali del sistema giudiziario.
Demos non intende difendere nessuno. RF ha commesso errori, e lo abbiamo già detto. Ma la storia della giustizia sammarinese degli ultimi vent'anni non si lascia racchiudere in una narrativa in cui esistono soltanto colpevoli e vittime a seconda di chi sta al governo in quel momento.
Le difficoltà della giustizia sammarinese affondano le radici in decenni di gestione politica che hanno coinvolto quasi tutte le forze che si sono alternate al potere, incluse quelle oggi alla guida del paese. Usare a 10 anni di distanza RF come capro espiatorio per coprire responsabilità condivise non è fare chiarezza: è fare propaganda.
Le forze riformiste che siedono in maggioranza o che si definiscono tali 𝗵𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗶𝗹 𝗱𝗼𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝗮𝘃𝗮𝗹𝗹𝗮𝗿𝗲 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗻𝗮𝗿𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲. Farlo non è lealtà alla coalizione: è complicità in una ricostruzione narrativa storica pretestuosa che danneggia la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Demos crede che San Marino 𝗮𝗯𝗯𝗶𝗮 𝗯𝗶𝘀𝗼𝗴𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗹𝗮𝘀𝘀𝗲 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗰𝗮𝗽𝗮𝗰𝗲 𝗱𝗶 𝗴𝘂𝗮𝗿𝗱𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝗳𝗮𝗰𝗰𝗶𝗮 𝗹𝗮 𝗿𝗲𝗮𝗹𝘁𝗮̀ — 𝗳𝗶𝗻𝗮𝗻𝘇𝗶𝗮𝗿𝗶𝗮, 𝘀𝗼𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲, 𝗶𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 — 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗰𝗲𝗿𝗰𝗮𝗿𝗲 𝗿𝗶𝗳𝘂𝗴𝗶𝗼 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗻𝗮𝗿𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗰𝗼𝗺𝗼𝗱𝗼. Le forze riformiste hanno gli strumenti e la responsabilità per farlo. 𝗘̀ 𝗶𝗹 𝗺𝗼𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝘂𝘀𝗮𝗿𝗹𝗶!

𝗜𝗹 𝗠𝗼𝘃𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗗𝗲𝗺𝗼𝘀 San Marino, 23 aprile 2026

20/04/2026

𝗖𝗢𝗠𝗨𝗡𝗜𝗖𝗔𝗧𝗢 𝗗𝗘𝗠𝗢𝗦

San Marino, 20 aprile 2026

𝗜𝗹 𝗰𝗮𝗺𝗽𝗼 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶𝘀𝘁𝗮 𝗵𝗮 𝗹𝗲 𝗰𝗮𝗿𝘁𝗲 𝗶𝗻 𝗿𝗲𝗴𝗼𝗹𝗮: 𝘂𝘀𝗶𝗮𝗺𝗼𝗹𝗲!

Negli ultimi mesi alcune forze del campo progressista hanno tentato di tenere la linea su questioni di rilevanza istituzionale e civile, lo riconosciamo, lo diciamo pubblicamente e certamente non è scontato farlo in un clima politico dove la pressione della parte avversa è forte e il coraggio di esporsi ha un costo reale.

Ma questo non basta!

Sulla 𝗖𝗼𝗺𝗺𝗶𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝗰𝗵𝗶𝗲𝘀𝘁𝗮 c'è stato 𝘂𝗻 𝘁𝗲𝗻𝘁𝗮𝘁𝗶𝘃𝗼 𝗮𝗽𝗽𝗿𝗲𝘇𝘇𝗮𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗱𝗶 𝗼𝘁𝘁𝗲𝗻𝗲𝗿𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗼𝘀𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗽𝗮𝗿𝗶𝘁𝗮𝗿𝗶𝗮, che avrebbe garantito un lavoro celere e imparziale nell'accertamento delle responsabilità ma quel tentativo si è scontrato, come sempre, con la forza democristiana e non è riuscita a prevalere.

Resta però aperta una questione che non può essere archiviata: 𝗶 𝗺𝗲𝗺𝗯𝗿𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝗖𝗗𝗔 𝗱𝗶 𝗘𝗻𝘁𝗲 𝗖𝗮𝘀𝘀𝗮 𝗱𝗼𝘃𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲𝗿𝗼 𝗱𝗶𝗺𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝘀𝗶. 𝗔𝘃𝗲𝗻𝗱𝗼 𝗳𝗮𝗹𝗹𝗶𝘁𝗼 𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝘃𝗲𝗻𝗱𝗶𝘁𝗮, 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗴𝗹𝗶 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗶 𝘀𝗼𝗴𝗴𝗲𝘁𝘁𝗶 𝗮 𝗴𝘂𝗶𝗱𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝘀𝗲𝗰𝗼𝗻𝗱𝗮, se non altro per una questione di etica della responsabilità. Il campo progressista deve restare unito su questo punto.

𝗦𝘂𝗹𝗹𝗲 𝗱𝗶𝗰𝗵𝗶𝗮𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗿𝗲𝗹𝗮𝘁𝗶𝘃𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗖𝗘𝗗𝗨 Il silenzio è stato quasi totale. Il capogruppo della DC 𝗵𝗮 𝗹𝗮𝗻𝗰𝗶𝗮𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝗖𝗼𝗻𝘀𝗶𝗴𝗹𝗶𝗼 𝗮𝗹𝗹𝘂𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶 𝘀𝘂𝗹𝗹'𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗶 𝘂𝗻𝗮 𝗳𝗶𝗴𝘂𝗿𝗮 𝗶𝗻𝗳𝗶𝗹𝘁𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗻𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗼𝗿𝗴𝗮𝗻𝗶𝘀𝗺𝗶 𝗱𝗶 𝗦𝘁𝗿𝗮𝘀𝗯𝘂𝗿𝗴𝗼, allusioni prontamente rilanciate da un organo di stampa 𝘁𝗿𝗮𝘀𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝗻𝗱𝗼𝗹𝗲 𝗶𝗻 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗲𝗿𝗶𝗲 𝗱𝗶 𝗱𝗼𝗺𝗮𝗻𝗱𝗲 𝗿𝗲𝘁𝗼𝗿𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗵𝗲, 𝗽𝘂𝗿 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗳𝗼𝗿𝗺𝘂𝗹𝗮𝗿𝗲 𝗮𝗰𝗰𝘂𝘀𝗲 𝗱𝗶𝗿𝗲𝘁𝘁𝗲, 𝘃𝗲𝗶𝗰𝗼𝗹𝗮𝗻𝗼 𝗹'𝗶𝗻𝘀𝗶𝗻𝘂𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝘂𝗻 𝗴𝗶𝘂𝗱𝗶𝗰𝗲 𝘀𝗮𝗺𝗺𝗮𝗿𝗶𝗻𝗲𝘀𝗲 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗮 𝗮𝘃𝗲𝗿 𝗼𝗿𝗶𝗲𝗻𝘁𝗮𝘁𝗼 𝘀𝗲𝗻𝘁𝗲𝗻𝘇𝗲 𝗰𝗼𝗹𝗹𝗲𝗴𝗶𝗮𝗹𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗖𝗘𝗗𝗨 𝗽𝗲𝗿 𝗳𝗶𝗻𝗶 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗶 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗻𝗶. Queste possibili allusioni 𝗱𝗲𝗹𝗲𝗴𝗶𝘁𝘁𝗶𝗺𝗮𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗼 𝘂𝗻𝗮 𝗶𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 a tutela dei diritti fondamentali, questa non è una normale schermaglia politica. Proprio per questo motivo a nostro avviso meritava un distinguo netto, che purtroppo non è arrivato. Apprezziamo tuttavia quei consiglieri progressisti che hanno avuto il coraggio di contraddire pubblicamente la posizione del capogruppo democristiano.

𝗦𝘂𝗹 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗹𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝗜𝗿𝗮𝗻 𝗲 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗲 𝗿𝗲𝘀𝗽𝗼𝗻𝘀𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗲𝗹𝗹'𝗮𝗺𝗺𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗮𝗺𝗲𝗿𝗶𝗰𝗮𝗻𝗮 il campo progressista, insieme al governo, si è fermato a un comunicato istituzionale di sostegno al Papa, per ca**tà era dovuto ma insufficiente per forze che hanno una collocazione di valori precisa sul tema della pace e del diritto internazionale, tanto più che proprio in questi giorni il PSD ha dimostrato che si può fare di più e meglio, infatti la proposta portata da Gerardo Giovagnoli al 𝗣𝗿𝗼𝗴𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶𝘃𝗲 𝗙𝗼𝗿𝘂𝗺 𝗱𝗶 𝗕𝗮𝗿𝗰𝗲𝗹𝗹𝗼𝗻𝗮, che individua San Marino come spazio europeo stabile per il dialogo e la mediazione internazionale è esattamente il tipo di iniziativa coraggiosa e lungimirante che condividiamo e che ci aspettiamo dal campo progressista. Demos la sostiene convintamente e invita le altre forze a farne propria la logica. San Marino ha una storia e una vocazione che possono essere risorse concrete per la pace, non solo simboli da evocare nelle celebrazioni.

𝗦𝘂𝗹𝗹𝗮 𝗻𝗼𝗺𝗶𝗻𝗮 𝗱𝗶 𝗔𝗻𝗱𝗿𝗲𝗮 𝗭𝗮𝗳𝗳𝗲𝗿𝗮𝗻𝗶 𝗮𝗹𝗹'𝗔𝘂𝘁𝗼𝗿𝗶𝘁𝗮̀ 𝗚𝗮𝗿𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗣𝗿𝗶𝘃𝗮𝗰𝘆 registriamo con preoccupazione che le forze progressiste di maggioranza abbiano fatto mancare i propri voti e questo non è solo un errore strategico, ma una grave mancanza di rispetto politico perché il sostegno a figure di comprovata competenza non è una concessione, ma il presupposto fondamentale della lealtà tra partiti.

𝗙𝗿𝗲𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗲 𝗱𝗲𝘀𝗶𝗴𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝘀𝗶𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝗰𝗲𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝗻𝗮𝗿𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶𝘀𝘁𝗼𝗿𝘁𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗺𝗶𝗿𝗮 𝗮 𝗶𝘀𝗼𝗹𝗮𝗿𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗶𝗻𝗴𝗼𝗹𝗮 𝗳𝗼𝗿𝘇𝗮 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗮, usandola 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗰𝗮𝗽𝗿𝗼 𝗲𝘀𝗽𝗶𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗰𝗼𝗽𝗿𝗶𝗿𝗲 𝗶 𝗽𝗿𝗼𝗯𝗹𝗲𝗺𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝗣𝗮𝗲𝘀𝗲. È una logica di convenienza politica che nulla ha a che fare con il progresso. Pur riconoscendo gli errori passati nati 𝗱𝗮𝗹 𝘁𝗲𝗻𝘁𝗮𝘁𝗶𝘃𝗼 𝗱𝗶 𝗿𝗶𝘀𝗮𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗺𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗻𝗲𝗿 𝗶𝗻𝗮𝗱𝗲𝗴𝘂𝗮𝘁𝗶, non accettiamo che 𝗹𝗮 𝘃𝗼𝗹𝗼𝗻𝘁à 𝗱𝗶 𝘀𝗰𝗮𝗿𝗱𝗶𝗻𝗮𝗿𝗲 𝘃𝗲𝗰𝗰𝗵𝗶 𝗰𝗲𝗻𝘁𝗿𝗶 𝗱𝗶 𝗽𝗼𝘁𝗲𝗿𝗲 𝘃𝗲𝗻𝗴𝗮 𝗼𝗴𝗴𝗶 𝘂𝘀𝗮𝘁𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗼𝗹𝗽𝗮. Se il campo progressista preferisce l'isolamento di chi ci ha provato a cambiare il paese, 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗹𝗲𝗮𝗹𝘁à 𝗶𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲, deve avere il coraggio di spiegarlo chiaramente ai propri elettori. 𝗦𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗿𝗲𝗰𝗶𝗽𝗿𝗼𝗰𝗼 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗻𝗼𝗺𝗶𝗻𝗲, 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝘂ò 𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗿𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗻𝗱𝗶𝘃𝗶𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗱𝗶𝗳𝗳𝗲𝗿𝗲𝗻𝘇𝗲.

Demos non 𝗰𝗵𝗶𝗲𝗱𝗲 𝗮𝗶 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶𝘀𝘁𝗶 𝗶𝗻 𝗺𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼𝗿𝗮𝗻𝘇𝗮 𝗮𝘁𝘁𝗶 𝗲𝗿𝗼𝗶𝗰𝗶 𝗻é 𝗿𝗼𝘁𝘁𝘂𝗿𝗲 𝘁𝗿𝗮𝘂𝗺𝗮𝘁𝗶𝗰𝗵𝗲, chiede coerenza tra i valori dichiarati e le posizioni pubbliche. In un paese piccolo dove i rapporti di forza sono squilibrati, la coerenza è l'unica cosa che 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗿𝘂𝗶𝘀𝗰𝗲 𝗰𝗿𝗲𝗱𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁à 𝗻𝗲𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼. La credibilità è l'unica risorsa che può cambiare quei rapporti di forza.

Per questo 𝗶𝗻𝘃𝗶𝘁𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗹𝗲 𝗳𝗼𝗿𝘇𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲 𝗮 𝗰𝗼𝗻𝗱𝘂𝗿𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗮 𝗱𝗲𝘁𝗲𝗿𝗺𝗶𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗹𝗲 𝗯𝗮𝘁𝘁𝗮𝗴𝗹𝗶𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝘁𝗼𝗰𝗰𝗮𝗻𝗼 𝗱𝗶𝗿𝗲𝘁𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗹𝗮 𝘃𝗶𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗶 𝘀𝗮𝗺𝗺𝗮𝗿𝗶𝗻𝗲𝘀𝗶, la riduzione del costo della vita, una soluzione concreta al problema degli affitti, il lavoro, l'Istruzione che tenga conto dell'interesse della crescita culturale dei nostri giovani, il rafforzamento dello stato sociale attraverso maggiori risorse per l'ISS.

Sono queste 𝗹𝗲 𝗯𝗮𝘁𝘁𝗮𝗴𝗹𝗶𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗶 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗶 𝘀𝗶 𝗮𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗮𝗻𝗼 e sono queste le battaglie 𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗶𝘀𝘁𝗶𝗻𝗴𝘂𝗼𝗻𝗼 𝘂𝗻𝗮 𝗳𝗼𝗿𝘇𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗿𝗲𝘀𝘀𝗶𝘀𝘁𝗮 𝗱𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝗳𝗼𝗿𝘇𝗮 𝗱𝗶 𝗽𝗼𝘁𝗲𝗿𝗲.

Demos è pronta 𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗯𝗮𝘁𝘁𝗲𝗿𝗹𝗲 𝗶𝗻𝘀𝗶𝗲𝗺𝗲 a chi condivide questa visione ma per farlo serve anche costruire un modello 𝗱𝗶 𝗿𝗲𝗹𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗿𝘀𝗼 𝗱𝗮 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗮𝗯𝗯𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗲𝗿𝗲𝗱𝗶𝘁𝗮𝘁𝗼, un modello fondato 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗻𝗱𝗶𝘃𝗶𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗼𝗯𝗶𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗶 𝗲 𝘀𝘂𝗹 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗿𝗲𝗰𝗶𝗽𝗿𝗼𝗰𝗼, capace 𝗱𝗶 𝗶𝘀𝗼𝗹𝗮𝗿𝗲 𝗰𝗵𝗶 𝗽𝗿𝗲𝗳𝗲𝗿𝗶𝘀𝗰𝗲 𝗮𝘃𝘃𝗲𝗹𝗲𝗻𝗮𝗿𝗲 𝗶 𝗽𝗼𝘇𝘇𝗶 piuttosto che contribuire a risolvere i problemi del paese. San Marino non può più permettersi il lusso di chi semina sfiducia per raccogliere potere!

𝗠𝗼𝘃𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗗𝗲𝗺𝗼𝘀

Movimento Politico DEMOS
Repubblica di San Marino
Mail [email protected]

15/04/2026

La realtà politica di oggi ha superato le vecchie categorie. Ridurre tutto a "destra" o "sinistra" non è solo insufficiente:
è un'illusione che semplifica, divide e distrae. Il potere si muove su piani meno visibili — economici, strategici, mediatici
— mentre l'opinione pubblica viene intrappolata in una polarizzazione sterile che impedisce di comprendere davvero
ciò che accade.
In questo contesto, la narrazione dominante normalizza l'inaccettabile: la guerra diventa "strumento di pace", la
violenza "necessità", la sofferenza "effetto collaterale". E così, poco alla volta, ci anestetizziamo e smettiamo di fare
domande…

San Marino 15 Aprile 2026

𝗖𝗢𝗠𝗨𝗡𝗜𝗖𝗔𝗧𝗢 𝗗𝗘𝗠𝗢𝗦
Demos invita il Consiglio Grande e Generale e la cittadinanza a una riflessione politica e sociale più profonda, alla luce di una situazione internazionale che desta crescente preoccupazione.
Quando perdiamo la capacità di osservare il mondo con lucidità e senso critico, lasciamo spazio a chi agisce senza scrupoli. È in quel vuoto che si insinuano decisioni che distruggono popoli, alimentano guerre e vengono persino giustificate come necessarie, inevitabili, perfino "giuste".
𝗟𝗮 𝗿𝗲𝗮𝗹𝘁à 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗶 𝗼𝗴𝗴𝗶 𝗵𝗮 𝘀𝘂𝗽𝗲𝗿𝗮𝘁𝗼 𝗹𝗲 𝘃𝗲𝗰𝗰𝗵𝗶𝗲 𝗰𝗮𝘁𝗲𝗴𝗼𝗿𝗶𝗲. Ridurre tutto a "destra" o "sinistra" non è solo insufficiente: è un'illusione che semplifica, divide e distrae. Il potere si muove su piani meno visibili — economici, strategici, mediatici — mentre l'opinione pubblica viene intrappolata in una polarizzazione sterile che impedisce di comprendere davvero ciò che accade.
In questo contesto, la narrazione dominante normalizza l'inaccettabile: la guerra diventa "strumento di pace", la violenza "necessità", la sofferenza "effetto collaterale". E così, poco alla volta, ci anestetizziamo e smettiamo di fare domande.
𝗠𝗮 è 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗼 𝗹ì 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗶 𝗴𝗶𝗼𝗰𝗮 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼.
Rifiutare la semplificazione. Cercare di capire, anche quando è faticoso. Non schierarsi per appartenenza, ma restare fedeli a un principio più semplice e radicale: la vita umana non è negoziabile. Mai.
Anche un piccolo Stato può fare più di quanto sembri. Può esprimere una posizione ufficiale chiara e coerente, promuovere iniziative diplomatiche, sostenere sedi internazionali dove il diritto e il dialogo prevalgano sulla forza. Può scegliere di mantenere viva una voce diversa, non allineata automaticamente alle logiche dei blocchi.
𝗦𝗮𝗻 𝗠𝗮𝗿𝗶𝗻𝗼 𝗽𝗼𝘁𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗳𝗮𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗼 𝗶𝗻 𝗽𝗶ù. In quanto Stato membro dell'ONU con una storia millenaria di indipendenza e una vocazione naturale alla neutralità, potrebbe farsi promotore di una risoluzione che inviti tutti gli Stati membri a sancire nelle proprie Costituzioni un principio semplice e vincolante: la guerra di aggressione è un crimine contro l'umanità e chiunque la avvii deve essere immediatamente sanzionato dalla comunità internazionale, senza eccezioni. Non un gesto simbolico, ma un atto politico preciso: ancorare nel diritto di ogni nazione ciò che oggi viene lasciato alla discrezionalità dei potenti. La grandezza di uno Stato non si misura con i chilometri quadrati, ma con la coerenza dei propri principi.
𝗜𝗹 𝗿𝗶𝘀𝗰𝗵𝗶𝗼, 𝗼𝗴𝗴𝗶, è 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 "𝗿𝗮𝗻𝗮 𝗯𝗼𝗹𝗹𝗶𝘁𝗮": un processo lento, quasi impercettibile, in cui ci si abitua gradualmente all'inasprirsi dei conflitti, all'erosione dei principi, all'idea che tutto sia inevitabile. Quando ci si accorge che la temperatura è ormai insostenibile, è troppo tardi.
L'Europa si muove esattamente su questo crinale, tra dipendenze strategiche, fragilità politiche e difficoltà nel mantenere una posizione autonoma. In questo scenario, il silenzio pesa quanto le parole. Quando in passato esprimevamo preoccupazione per le dipendenze politiche, economiche e finanziarie eccessive rispetto allo spirito originario dell'Unione Europea, venivamo etichettati come "anti-europeisti". Eppure quella posizione era — e resta — strategicamente fondata. L'equilibrio è tutto: e oggi, per averlo perso, siamo in parte ostaggi di un sistema che mette al centro il potere della finanza, non gli esseri umani.
Non cambieremo il mondo da soli, e forse nemmeno subito. Ma possiamo scegliere di non diventare complici inconsapevoli. Possiamo scegliere di restare lucidi quando tutto spinge alla confusione, umani quando tutto tende a disumanizzare.
Perché al di là di ogni ideologia, di ogni bandiera, di ogni narrazione, resta una verità essenziale:
𝗻𝗼𝗻 𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲 𝗽𝗮𝗰𝗲 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗿𝘂𝗶𝘁𝗮 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗮 𝗺𝗼𝗿𝘁𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗮 𝗱𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗰𝗵𝗶𝗮𝗺𝗮𝗿𝘀𝗶 𝗽𝗮𝗰𝗲.
E se perdiamo anche questo, non è il mondo che abbiamo smarrito — è l'essere umano che si è perso.

Movimento Demos Trasparenza, fiducia, progresso comune

Vuoi che la tua azienda sia il Servizio Di Governo più quotato a Domagnano?

Clicca qui per richiedere la tua inserzione sponsorizzata.

Ubicazione

Digitare

Indirizzo


Via Cinque Febbraio, 75
Domagnano
47895