Donne De Borgata

  • Home
  • Donne De Borgata
Directions Website

Donne De Borgata Contact information, map and directions, contact form, opening hours, services, ratings, photos, videos and announcements from Donne De Borgata, Political organisation, .

UNA RIFLESSIONE SUL NOSTRO POSTO NEL DIBATTITO “WOKE”Da qualche tempo, con le elezioni del 2027 all’orizzonte, Giuseppe ...
25/08/2026

UNA RIFLESSIONE SUL NOSTRO POSTO NEL DIBATTITO “WOKE”

Da qualche tempo, con le elezioni del 2027 all’orizzonte, Giuseppe Conte cerca di ritagliarsi un’identità e maggiore influenza politica all’interno del campo largo: da un lato, provando a caratterizzarsi rispetto all’establishment del PD a guida Schlein; dall’altro, con una confusa operazione, cercando di intercettare qualche simpatia nei settori sociali ultimamente più sensibili alle esternazioni di Vannacci, compresi quelli più popolari che un tempo erano stati bacino elettorale dei 5 stelle.

Stavolta ha inseguito il trend americano (forse un tentativo di capitalizzare il grande “hype” per Mamdani, il sindaco di New York?) con una lettera a Repubblica, in cui critica gli “eccessi” della cultura woke partendo da una frase pronunciata dalla deputata americana Ocasio-Cortez “Woke 1 was crazy” (secondo la sintesi ripresa dai nostri giornali).

Ne è nata una discussione enorme, tra giornali, politici e opinionisti, di destra ma soprattutto di sinistra, con il risultato che in Italia ci facciamo trascinare in dibattiti che arrivano da altri Paesi, con situazioni diverse, e che nel dibattito nazionale finiscono per essere oggettivamente sterili.

[LEGGI IL TESTO COMPLETO NEL CAROSELLO!]

Da quando Donne de Borgata è nata, donne che hanno subito violenza condividono con noi la loro esperienza, anche per aff...
23/08/2026

Da quando Donne de Borgata è nata, donne che hanno subito violenza condividono con noi la loro esperienza, anche per affrontarla insieme. Donne che spesso raccontano di essere abbandonate a loro stesse: prima, durante e dopo aver denunciato.

Quest’estate un sistema evidentemente pieno di falle ce lo ricorda ancora e nel modo peggiore: Tania Terrin è stata uccisa a ferragosto dall’ex compagno che aveva già denunciato più volte. La questura si era attivata con un ammonimento.�Con lei, nello stesso weekend, altre tre donne sono state uccise.

Continuiamo così a vedere che chi denuncia non trova risposta nella “giustizia”. Di fronte ad una denuncia, le forze dell’ordine arrivano spesso impreparate, non formate a riconoscere la violenza, incapaci di fare una valutazione del rischio adeguata e di attivare, di conseguenza, un reale percorso di protezione. Manca infatti una vera rete in questo senso: i centri antiviolenza sono costantemente sotto risorse e tenuti in piedi da chi svolge servizi di ascolto e attività di supporto e assistenza, anche legale, in modo spesso volontario.

Il Governo Meloni, come quelli precedenti, ha ampiamente dimostrato il proprio disinteresse a investire realmente risorse nei presidi di prevenzione così come in programmi di educazione sessuo-affettiva nelle scuole.

Ma la negligenza dello Stato sta uccidendo le donne. Le sta uccidendo con la mancata attivazione immediata di protocolli protettivi dopo le denunce, con i ritardi nell’esaminare i fascicoli e nell’emettere provvedimenti cautelari immediati.

Le procedure cautelari non si attivano tra l’altro allo stesso modo perché ogni caso presenta indizi, contesti e livelli di rischio diversi. I magistrati valutano gli indizi raccolti e la pericolosità del momento. La legge fornisce regole generali, ma la loro applicazione dipende dai dettagli specifici di ogni situazione.

La velocità di intervento cambia inoltre in base all’organizzazione delle forze dell’ordine e dei tribunali sul territorio. Questo rende possibile, in moltissimi casi, che il rischio venga sottovalutato.

A questo si aggiunge che le forze dell’ordine, le istituzioni che per prime hanno contatti con chi denuncia e che dovrebbero indirizzare ai servizi specializzati, non sono in alcun modo pronte né ricevono una formazione adeguata per farlo.

Davanti a questa realtà dei fatti l'esigenza di investimenti e formazione nel sistema di prevenzione, contrasto e gestione delle situazioni di violenza sulle donne e di genere è evidente. Ma è altrettanto evidente che la risposta non la troveremo nella "giustizia" se non iniziamo a ragionare su una società diversa, con istituzioni scolastiche che facciano educazione sessuoaffettiva, con servizi efficienti dedicati alle persone e, soprattutto, se non pensiamo a una possibilità di cambiamento alla radice dei rapporti sociali che fanno sì che ogni anno continuiamo a piangere centinaia di vittime della violenza di genere.

Perché di fronte a queste cronache, di fronte a morti annunciate e a donne che avevano già denunciato e per le quali denunciare non è servito a salvarle, noi non possiamo aspettare e sperare nella risposta di istituzioni inadeguate e colpevolmente inadempienti.

E allora se denunciare non basta, la nostra risposta deve partire da quel senso di autodifesa che nasce dal basso, cominciando dalle periferie, e dalla consapevolezza che non possiamo delegare la nostra sicurezza.

Per questo come Donne de Borgata continueremo a stare in questi spazi: per costruire insieme una risposta collettiva di autodifesa e di organizzazione per immaginare e praticare un'alternativa a questa società basata sulla violenza.

Dai tempi di Omero, la storia più fedele al patriarcato mediterraneo è una sola: quella della mitologia.
12/08/2026

Dai tempi di Omero, la storia più fedele al patriarcato mediterraneo è una sola: quella della mitologia.

FRANCA VIOLA E L’ABOLIZIONE DEL MATRIMONIO RIPARATORE Nel dicembre 1965, ad Alcamo, la diciassettenne Franca Viola compi...
08/08/2026

FRANCA VIOLA E L’ABOLIZIONE DEL MATRIMONIO RIPARATORE

Nel dicembre 1965, ad Alcamo, la diciassettenne Franca Viola compie un gesto destinato a mettere in discussione uno dei pilastri culturali e giuridici della società italiana del dopoguerra: rifiuta di sposare Filippo Melodia, l’uomo che l’aveva rapita e violentata, sottraendosi al meccanismo del “matrimonio riparatore”. Il suo “NO” trasforma una vicenda privata in una questione pubblica, mostrando come il cambiamento sociale spesso nasca dalla rottura operata da chi decide di mettere in discussione norme considerate intoccabili.

[LEGGI IL TESTO COMPLETO SCORRENDO LE SLIDE DEL CAROSELLO ➡️]

05/08/2026

Oggi siamo state alla piscina di Tor Tre Teste per portare il kit da piscina perfetto per un soggetto come Simone Carabella: una piscina gonfiabile dato che ha così tanta paura che non resti spazio per lui nelle piscine romane, una pi***la ad acqua visto che dice di voler difendere le donne e per la sua instancabile e ridicola “caccia al musulmano”. Ma facciamo un passo indietro e ragioniamo insieme su quello che sta succedendo…

Questo influencer razzista e sessista, da qualche settimana, ha preso di mira nel quartiere la struttura che ha dato spazio a un’iniziativa che riserva l’uso della piscina in alcuni orari alle sole donne. Ciò solo per quattro mercoledì di agosto, due ore al mattino e due al pomeriggio, fuori dalle fasce orarie di apertura abituali della piscina. Un’iniziativa che permette di fare un bagno a chi non può o non vuole frequentare altri spazi per le ragioni più diverse.

Carabella ha però immediatamente utilizzato l’iniziativa gridando “all’invasione” perché è stata organizzata dalla Comunità Islamica Romana, che però non ha mai riservato l’ingresso alle sole donne musulmane, né imposto un dress code. Conosciamo fin troppo bene questo influencer-sciacallo che userebbe qualsiasi scusa pur di attaccare le persone musulmane e, in generale, gli immigrati, innalzandosi a paladino degli italiani e delle donne.

Carabella non è un paladino delle donne. Il 29 giugno era in piazza insieme a soggetti come Adinolfi e ai “pro-vita”, a manifestare l’idea che il posto delle donne nella società sia dentro casa, sottomessa, “angelo del focolare”. Che credibilità può avere nel difendere le donne da una fantomatica “invasione” o “‘islamizzazione’” della società, chi vuole togliere alle donne proprio i diritti conquistati? Le donne vengono utilizzate ancora una volta come scudo per attaccare le persone di origine straniera, quando poi si vogliono creare quei modelli di società finalizzati a tenerle dentro casa. E per questo ci viene riproposta la tradizionale retorica in cui questi personaggi ci dicono che solo l’uomo bianco può salvare le donne dai “barbari musulmani”. Carabella, quindi, si autoproclama paladino delle donne e vigilante pubblico, mentre nella sola giornata di ieri ha inseguito un gruppo di donne musulmane a Termini, pedinandole e filmandole, ovviamente senza il loro consenso.

C’è poi un’altra questione: Roma è piena di circoli sportivi e club privati frequentati da ricchi, in cui l’ingresso alle donne è precluso o limitato. Chiediamo quindi a Carabella: quelli vanno bene? Non lo vedremo mai in quei luoghi lì, la sua indignazione si scatena solo nei quartieri popolari, dove sa di poter guadagnare visibilità.

Crediamo che, a prescindere dalle ragioni per cui una piscina per sole donne può essere preferita da alcune, un’iniziativa così può permettere a chi non ha la possibilità di accedere ad un servizio dal quale altrimenti resterebbe esclusa.

Siamo stanche di questi personaggi che portano nei nostri quartieri e nelle nostre borgate disagio e insicurezza, con retoriche di odio e discriminatorie che vogliono creare divisioni nelle nostre comunità per portare consenso elettorale ai soliti noti, in un clima generale a cui anche le politiche del governo Meloni continuano a tendere. Un governo che sforna DDL Sicurezza a ciclo continuo, mentre m***a il carovita, taglia i servizi e abbandona le borgate per finanziare armi e interessi privati. Un governo che ha di fatto sdoganato Vannacci che parla di remigrazione (e da cui magari questi influencer pensano di rimediare una poltrona), mentre il Ministro Valditara ha proposto di inserire nell’ennesimo DDL sicurezza un emendamento per vietare il velo integrale a scuola. E la lista delle loro politiche che creano un finto nemico interno e fanno crescere diffidenza e discriminazioni sarebbe ancora lunga.

Parlano tanto di sicurezza ma la nostra sicurezza è fatta di servizi sui territori, di consultori, asili nido, centri antiviolenza, supporto materiale alle donne, salari dignitosi. La sicurezza e la liberazione delle donne la creiamo organizzandoci nei nostri quartieri contro chi vorrebbe vederci divise. Rispediamo ai mittenti razzismo, islamofobia e sessismo, dentro e fuori le piscine. Le donne si liberano da sole!

Quello che stiamo vedendo in questi giorni davanti a Spin Time è l'ennesima dimostrazione di come, quando si parla di di...
03/08/2026

Quello che stiamo vedendo in questi giorni davanti a Spin Time è l'ennesima dimostrazione di come, quando si parla di diritto all'abitare, a pagare il prezzo più alto siano sempre le stesse persone: donne, bambine e bambini, famiglie, persone migranti e non migranti che vivono in condizioni precarie, lasciate ancora una volta in strada, sotto temperature insopportabili, senza la possibilità di rientrare nella casa che negli anni hanno costruito e abitato.

Ancora una volta la vita delle persone abbandonate dalle Istituzioni diventa terreno di scontro e propaganda elettorale. Da una parte assistiamo alla solita narrazione securitaria e repressiva che da anni criminalizza chi occupa uno stabile per rispondere a un bisogno abitativo che chi governa questo paese e questa città continua a ignorare. Dall'altra continuiamo a vedere amministrazioni incapaci di affrontare davvero il bisogno di una casa, lasciando che il diritto all'abitare venga sostituito da interventi emergenziali o promesse mai mantenute.

Nel frattempo, chi vive a Spin Time resta in strada.

Questa situazione non nasce oggi. È il risultato di anni di scelte delle Istituzioni che non hanno investito nel diritto alla casa e nella tutela della maggior parte delle persone. Scelte che si intrecciano con un modello di città che continua a mettere al centro gli interessi economici e la rendita di poche e pochi, mentre ignora il nostro benessere e anche quello dell'ambiente, rendendo ogni estate sempre più pericolosa e ogni emergenza sociale ancora più drammatica.

Noi donne delle borgate romane questa gestione della città la conosciamo bene, perché l'abbiamo vissuta sulla nostra pelle in tante forme diverse.

La conosciamo quando nei nostri quartieri mancano spazi culturali, sociali e aggregativi accessibili e garantiti. La conosciamo attraverso i continui sfratti che, negli ultimi anni, e con un'accelerazione evidente durante l'anno giubilare, hanno colpito non solo le occupazioni abitative ma anche tante donne sole con figlie e figli, spesso con alle spalle percorsi di violenza, o persone che, senza alcun sostegno, non hanno potuto reggere l'aumento f***e degli affitti in questa città.

La conosciamo perché vediamo ogni giorno gli effetti della mancanza di edilizia popolare, delle liste d'attesa infinite, della mancata applicazione effettiva della quota di riserva che dovrebbe essere garantita per le donne vittime di violenza.

Per questo non accetteremo che la sofferenza di centinaia di persone venga utilizzata come strumento di consenso, mentre nessuno affronta il nodo reale: l'emergenza abitativa che attraversa Roma e tutto il Paese.

Noi continueremo a stare dalla parte delle donne, delle famiglie e di tutte le persone che abitano Spin Time. Continueremo ad organizzarci nei quartieri, perché è proprio lì che ogni giorno si vedono in maniera feroce gli effetti delle scelte delle istituzioni sul diritto all'abitare. Come continueremo a ribadire il diritto ad avere spazi culturali, sociali che riscattino il modo in cui viviamo le nostre periferie.

Perché nessuna persona dovrebbe essere lasciata per strada. E perché una città che considera la casa un problema di ordine pubblico, invece che un diritto fondamentale, non è una città per le donne delle borgate.

“Le scuole che frequentiamo sono il riflesso della società che le ha create. Nessuno ti darà l’educazione di cui hai bis...
01/08/2026

“Le scuole che frequentiamo sono il riflesso della società che le ha create. Nessuno ti darà l’educazione di cui hai bisogno per rovesciarla. Nessuno ti insegnerà mai la tua vera storia, i tuoi veri eroi, se sanno che quella conoscenza potrebbe renderti libero.” - Assata Shakur

Viene pubblicato a maggio di quest’anno un dossier da parte di ProVita e Famiglia che riporta una selezione approssimata e non completa di progetti e iniziative applicati nelle scuole che, secondo l’associazione, “si ispirano alla teoria di genere [...] e alle teorie omosessualiste delle associazioni LGBT”. Le 129 pagine nascono da segnalazioni su tutta Italia raccolte a partire dal 2014, una compilazione che assomiglia più a un libretto nero maccartiano nei confronti di scuole pubbliche, associazioni e realtà territoriali che hanno promosso iniziative per “educare all’uguaglianza e combattere le discriminazioni, il bullismo, la violenza di genere o i cattivi stereotipi”.
Nel dossier le descrizioni di progetti sono tra le più svariate: si passa da iniziative promosse da uffici regionali dell’OMS a recite teatrali in cui compaiono protagonisti appartenenti alla comunità LGBTQIA+, da laboratori per la promozione dei diritti umani a manuali che promuovono la diversità a scuola. Persino progetti sul bullismo (incluso quello omofobico) diventano, secondo i ProVita, un pretesto della sinistra per inculcare teorie gender alle persone giovani. Vengono segnalati anche decreti e bandi ministeriali del 2013 che avevano destinato, più di 13 anni fa, fondi per l’educazione affettiva a scuola.

[…]

Non ci fermeremo, non ci lasceremo intimidire da patetiche liste e dossier. Perché riteniamo che la pratica di un’educazione sessuale e affettiva possa essere il primo passo per immaginare una società basata sul benessere collettivo, sulle relazioni egualitarie e sulla libertà. E questo fa molta paura ai ProVita.

Leggi il testo completo nel carosello!

Oggi abbiamo partecipato al presidio davanti dall’Ambasciata di Cuba a Roma, per celebrare una data particolarmente impo...
26/07/2026

Oggi abbiamo partecipato al presidio davanti dall’Ambasciata di Cuba a Roma, per celebrare una data particolarmente importante per il popolo cubano: il 26 luglio 1953, il giorno dell’assalto alla Caserma Moncada. Un giorno che segnò solo una momentanea sconfitta per il popolo cubano, perché da lì ebbe invece inizio tutto il percorso di organizzazione, resistenza e autodeterminazione che avrebbe poi portato, nel 1959, alla vittoria contro il regime di Batista, dietro cui si nascondevano gli interessi imperialisti degli USA. Un percorso costruito grazie anche al protagonismo di donne rivoluzionarie come Melba Hernández e Haydée Santamaría, che parteciparono direttamente all’assalto alla Moncada.

Oggi, 26 luglio 2026, Cuba sta continuando a difendere la propria autodeterminazione contro il bloqueo imposto dagli USA, che costringe donne e persone q***r cubane a resistere a condizioni sempre più gravi e inaccettabili.
Nei mesi passati, ci siamo impegnate nella raccolta per inviare all’Istituto CENESEX di Cuba farmaci, medicinali, beni di prima necessità, prodotti per l’igiene, contraccettivi e altri materiali essenziali, che sono sempre più difficili da reperire, in particolare per le donne.

Per questo vogliamo ringraziare tutte le realtà che hanno contribuito a questa raccolta, in particolare l’Atletico San Lorenzo e la Palestra Popolare di San Lorenzo, e a tutte le persone che, con una donazione e con la propria presenza, hanno reso possibile impegnarci concretamente per dare tutto l’aiuto possibile al popolo cubano. GRAZIE!

24/07/2026

Ieri, insieme a realtà studentesche, sociali, sindacali e in lotta per il diritto alla casa, abbiamo portato a piazza Montecitorio anche la voce delle donne e delle persone q***r delle borgate. Per Fakhir: ammazzato dalla polizia, era un ragazzo, un lavoratore che viveva in un quartiere popolare come quelli dove vivono in tante di noi.

Oggi ci stanno raccontando una storia che non rispecchia la realtà. Di questo assassinio, da un lato ci vogliono raccontare che sia stato un incidente, dall'altro difendono le forze di polizia che l'hanno compiuto. La realtà è un’altra, dobbiamo dirlo chiaramente: è stato ammazzato dalla polizia in modo brutale, a sangue freddo. Non hanno voluto gestire una situazione sanitaria, che è stata invece repressa fino a portare alla morte.

Eppure non basta tutto questo: abbiamo sentito le parole dei politici, quelli del Governo ma non solo, che stanno provando ancora una volta, come è già successo tante altre volte, a far partire la macchina del fango. Una macchina che vuole portarci a pensare che Fakhir in qualche modo la sua morte se la sia cercata.

Le donne e le persone q***r questa storia la conoscono molto bene! Non ci facciamo prendere in giro da chi ci dice che è colpa nostra se subiamo violenza o se ci ammazzano per le strade. E non ci vogliamo certo far prendere in giro da quei politici che si riempiono la bocca della parola "sicurezza", quando la loro unica sicurezza è quella fatta di militarizzazione dei quartieri, di polizia e carabinieri per le strade, spogliando i nostri territori da qualsiasi tipo di servizio e di tutela. Noi questo non lo accettiamo!

Ancor di più quando il Governo Meloni, che è di fatto il mandante di questo assassinio con i suoi decreti sicurezza e con la proposta di scudo penale per garantire l'impunità a chi porta la divisa, porta avanti politiche discriminatorie e razziste, usando le donne per farci credere che il problema di questo Paese siano gli immigrati, mentre sappiamo benissimo che sono loro ad averci condannato a maggiore precarietà, sfruttamento, prevaricazione e violenza nei nostri quartieri!

Non ci faremo instrumentalizzare ancora una volta né dal governo, né da soggetti come Silvia Sardone, che a Milano va letteralmente a molestare persone musulmane per i propri fini politici. Non ci faremo ingannare da chi come Vannacci parla di "remigrazione" e parla delle donne come "angeli del focolare" per rimandarle tutte a casa.

Ma non ci facciamo ingannare neanche dal centrosinistra: donne come Elly Schlein sono state capaci di dire, in un’intervista al giornale Il Foglio, che la repressione serve tanto quanto la prevenzione, tutto questo a pochissimi giorni dall’assassinio di un uomo a Bologna per mano della polizia. Vergogna!

E non solo: da brava "signora della guerra", ha rassicurato che per loro è importante continuare a spendere soldi per l’invio di armi e aiuti militari in Ucraina, mentre da anni i nostri quartieri subiscono tagli su tagli. Ed ecco il risultato. Ancora una volta hanno dimostrato di non essere un’alternativa a questo governo capace di parlare alle donne e alle persone q***r delle borgate e non privilegiate.

La nostra sicurezza si fa solo in un modo: con le tutele, con i servizi e strumenti di sostegno per le persone più fragili e dei quartieri popolari! La sicurezza si fa con la solidarietà collettiva, organizzandoci e unendoci per cambiare questa società violenta e questo mondo che ci vuole schiacciare. E tutte e tutti insieme, a partire dai nostri quartieri, non lo permetteremo!

NON CHIAMATELA SICUREZZA. LE DONNE E PERSONE Q***R DELLE BORGATE VOGLIONO VERITÀ E GIUSTIZIA PER ABDERRAHIM FAKIR! PRESI...
22/07/2026

NON CHIAMATELA SICUREZZA. LE DONNE E PERSONE Q***R DELLE BORGATE VOGLIONO VERITÀ E GIUSTIZIA PER ABDERRAHIM FAKIR!

PRESIDIO 23 LUGLIO
🕦 ore 18
📍Piazza Capranica (Roma)

Smascheriamo i mandanti.
NO allo scudo penale per gli agenti di polizia!
NO alla militarizzazione dei quartieri in nome della “sicurezza” di noi donne!
NO alla criminalizzazione delle persone migranti!
Vogliamo riscatto e tutele per i nostri quartieri e chi li abita.

Address


Alerts

Be the first to know and let us send you an email when Donne De Borgata posts news and promotions. Your email address will not be used for any other purpose, and you can unsubscribe at any time.

Shortcuts

  • Want your organization to be the top-listed government service?

Share