23/10/2026
𝐂𝐚𝐫𝐨 𝐜𝐚𝐫𝐛𝐮𝐫𝐚𝐧𝐭𝐢, 𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐠𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐦𝐦𝐞𝐫𝐜𝐢𝐨 𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢𝐜𝐚𝐭𝐢 𝐝𝐚𝐥 𝐆𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨. 𝐒𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐆𝐚𝐠𝐥𝐢𝐚𝐫𝐝𝐢: «𝐒𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐚𝐛𝐛𝐚𝐧𝐝𝐨𝐧𝐚𝐭𝐢 𝐚 𝐧𝐨𝐢 𝐬𝐭𝐞𝐬𝐬𝐢»
𝐷𝑜𝑝𝑜 𝑔𝑙𝑖 𝑎𝑖𝑢𝑡𝑖 𝑎𝑑 𝑎𝑢𝑡𝑜𝑡𝑟𝑎𝑠𝑝𝑜𝑟𝑡𝑎𝑡𝑜𝑟𝑖 𝑒 𝑎𝑔𝑟𝑖𝑐𝑜𝑙𝑡𝑜𝑟𝑖, 𝑖𝑙 𝑡𝑒𝑠𝑜𝑟𝑖𝑒𝑟𝑒 𝑑𝑖 𝐼𝑡𝑎𝑙𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝑀𝑒𝑟𝑖𝑑𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑎𝑐𝑐𝑒𝑛𝑑𝑒 𝑖 𝑟𝑖𝑓𝑙𝑒𝑡𝑡𝑜𝑟𝑖 𝑠𝑢 𝑜𝑙𝑡𝑟𝑒 210 𝑚𝑖𝑙𝑎 𝑝𝑟𝑜𝑓𝑒𝑠𝑠𝑖𝑜𝑛𝑖𝑠𝑡𝑖 𝑐ℎ𝑒 𝑜𝑔𝑛𝑖 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑜 𝑝𝑒𝑟𝑐𝑜𝑟𝑟𝑜𝑛𝑜 𝑙𝑒 𝑠𝑡𝑟𝑎𝑑𝑒 𝑑’𝐼𝑡𝑎𝑙𝑖𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑎𝑣𝑜𝑟𝑎𝑟𝑒: «𝑃𝑒𝑟 𝑛𝑜𝑖 𝑖𝑙 𝑐𝑎𝑟𝑜 𝑔𝑎𝑠𝑜𝑙𝑖𝑜 𝑒̀ 𝑢𝑛𝑎 𝑚𝑎𝑛𝑛𝑎𝑖𝑎. 𝐶’𝑒̀ 𝑢𝑛’𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟𝑎 𝑐𝑎𝑡𝑒𝑔𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑎𝑙𝑙𝑜 𝑠𝑡𝑟𝑒𝑚𝑜»
Il caro carburanti non è soltanto una questione di trasporti o di agricoltura. È una questione di lavoro, di sostenibilità economica e, soprattutto, di equità. Perché se da una parte il Governo, con il decreto approvato dal Consiglio dei ministri del 22 ottobre, ha previsto nuove misure a sostegno degli autotrasportatori, delle imprese agricole e della pesca, dall’altra resta aperta una zona d’ombra che rischia di lasciare indietro migliaia di professionisti. Sono gli agenti di commercio, rappresentanti di un comparto che attraversa quotidianamente il Paese, macina chilometri, incontra clienti e tiene vive le relazioni tra imprese e mercati.
A sollevare la questione è Santo Gagliardi, tesoriere di Italia del Meridione e agente di commercio, che richiama l’attenzione delle istituzioni su una categoria per la quale il carburante non rappresenta una semplice voce di spesa, ma uno strumento indispensabile per esercitare la propria professione.
𝐆𝐥𝐢 𝐚𝐢𝐮𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐆𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨 𝐞 𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐝𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐜𝐚𝐭𝐞𝐠𝐨𝐫𝐢𝐞 𝐞𝐬𝐜𝐥𝐮𝐬𝐞
Il punto di partenza è il riconoscimento del valore degli interventi adottati dall’esecutivo. Gagliardi non mette in discussione la necessità di sostenere chi produce e trasporta, ma invita ad allargare lo sguardo, affinché il sostegno pubblico non si fermi soltanto ad alcuni comparti dell’economia.
«Intanto bisogna fare un plauso al Governo nazionale per aver individuato una soluzione al problema del caro gasolio per autotrasportatori e agricoltori. È il segno di una visione capace di ascoltare le istanze di diverse categorie sociali e di intervenire concretamente sulle difficoltà di chi lavora».
Una premessa che rende ancora più incisiva la sua denuncia. Perché il problema, secondo il tesoriere di Italia del Meridione, nasce proprio da ciò che rimane fuori dal perimetro degli interventi: professionisti che sostengono costi quotidiani per svolgere un’attività essenziale alla circolazione delle merci e allo sviluppo delle imprese, ma che non beneficiano di misure analoghe.
«Rimangono fuori da queste agevolazioni gli agenti e i rappresentanti di commercio. In Italia siamo oltre 210 mila professionisti e ogni giorno ci spostiamo, lavoriamo, percorriamo chilometri per incontrare clienti e vendere prodotti. Eppure, per noi, non sono state previste misure specifiche di sostegno. È come se il Governo nazionale non guardasse alle nostre difficoltà. Siamo lasciati a noi stessi».
𝐂𝐡𝐢𝐥𝐨𝐦𝐞𝐭𝐫𝐢, 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐢 𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐢𝐭𝐞 𝐈𝐯𝐚: 𝐢𝐥 𝐩𝐞𝐬𝐨 𝐝𝐢 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐚𝐫𝐞
Dietro la denuncia c’è una realtà economica che non può essere ridotta a una semplice rivendicazione di categoria. Per un agente di commercio, l’automobile è spesso un vero e proprio ufficio itinerante: uno strumento di lavoro senza il quale diventa impossibile raggiungere clienti, consolidare rapporti commerciali e sviluppare nuovi mercati.
Ogni aumento del carburante incide direttamente sui margini, erode i guadagni e rende più difficile sostenere le spese necessarie per continuare a lavorare. A differenza di altri comparti, gli agenti di commercio non possono semplicemente fermarsi o rinunciare agli spostamenti senza compromettere la propria attività. Il viaggio è parte integrante della professione, così come lo sono le relazioni umane e commerciali costruite sul territorio.
«Per noi il caro carburante è stata una mannaia. Basta pensare alle tante persone che si spostano per chilometri e chilometri per vendere i propri prodotti, professionisti con partita Iva che devono sostenere personalmente costi sempre più pesanti. Eppure, quando si parla di aiuti e agevolazioni, sembra che nessuno abbia pensato a loro».
È qui che la questione assume una dimensione più ampia: non si tratta soltanto di ottenere un beneficio economico, ma di riconoscere che il lavoro ha molte forme e che la crisi energetica può colpire con la stessa durezza professioni differenti. Se il carburante è indispensabile per trasportare le merci o lavorare i campi, lo è anche per chi ogni giorno porta quelle merci sul mercato, costruendo il legame tra aziende e clienti.
«𝐔𝐧’𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐚 𝐜𝐚𝐭𝐞𝐠𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐞̀ 𝐚𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐫𝐞𝐦𝐨»: 𝐥’𝐚𝐩𝐩𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢
La richiesta di Gagliardi è dunque quella di superare una visione settoriale delle politiche di sostegno e di riconoscere pienamente il ruolo degli agenti di commercio nel sistema produttivo nazionale. Un comparto che, secondo i dati diffusi da Agenti FNAARC, conta oltre 210 mila professionisti e intermedia volumi economici di assoluto rilievo per il Paese.
«Spero fortemente che questo monito possa arrivare a chi di dovere, perché c’è un’intera categoria allo stremo, fortemente colpita dal caro carburante. Non chiediamo privilegi, ma attenzione. Chiediamo che venga riconosciuta una difficoltà concreta, che ogni giorno pesa sulle nostre attività e sui nostri bilanci».
Parole che riportano al centro una domanda politica precisa: può una misura essere davvero equa se sostiene chi utilizza il carburante per produrre e trasportare, ma non considera chi deve percorrere le strade per vendere, rappresentare le imprese e tenere in movimento il mercato?
Se ci pensiamo bene, il caro carburanti non distingue tra chi guida un camion, chi lavora un terreno e chi visita decine di clienti in una settimana. Cambiano le professioni, ma il peso dei rincari ricade su tutti. Il rischio, difatti, quando una categoria resta fuori dalle risposte pubbliche, è che a pagare il conto siano proprio coloro che, ogni giorno, continuano a lavorare.