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28ottobre 1922Mentre ventimila camicie nere marciano verso Roma, il re rifiuta di firmare lo stato d’assedio e il govern...
28/10/2026

28ottobre 1922
Mentre ventimila camicie nere marciano verso Roma, il re rifiuta di firmare lo stato d’assedio e il governo Facta cade. Mussolini, da Milano, aspetta: vincerà senza sparare un colpo. È l’inizio del ventennio fascista.

Chi sono i violenti che contaminano le giuste proteste per distogliere l’attenzione dalle legittime rivendicazioni?È ver...
22/10/2026

Chi sono i violenti che contaminano le giuste proteste per distogliere l’attenzione dalle legittime rivendicazioni?

È vero che i fascisti non esistono più?

13/10/2026
All'alba quattro reparti di SS e Wehrmacht, con guide e delatori italiani, accerchiano l'area fra le valli del Setta e d...
11/10/2026

All'alba quattro reparti di SS e Wehrmacht, con guide e delatori italiani, accerchiano l'area fra le valli del Setta e del Reno e la rastrellano da ogni lato. A Casaglia la gente si rifugia nella chiesa di Santa Maria Assunta.

I soldati fanno uscire tutti, uccidono il parroco don Ubaldo Marchioni ai piedi dell'altare e portano gli altri nel cimitero accanto, dove la mitragliatrice è già piazzata all'ingresso.
Il rastrellamento va avanti fino al 5 ottobre e tocca 115 luoghi fra borghi, case sparse e chiese, nei comuni di Marzabotto, Grizzana e Monzuno. Le vittime sono 770: 216 bambini, 316 donne, 142 anziani, cinque sacerdoti.

L'obiettivo dichiarato era la brigata partigiana Stella Rossa.

A pagare fu la popolazione che la teneva in piedi.
Il più piccolo si chiamava Valter Cardi e aveva quattordici giorni.

Nel gennaio 2007 il tribunale militare di La Spezia ha condannato all'ergastolo dieci ex SS. Nessuno ha scontato un giorno di carcere.

“Il paragone Resistenza Kiev gronda di bugie e propaganda” Grazie Luciano Canfora. Dal Fatto Quotidiano - 25 settembre 2...
26/09/2026

“Il paragone Resistenza Kiev gronda di bugie e propaganda” Grazie Luciano Canfora. Dal Fatto Quotidiano - 25 settembre 2026.

02/09/2026

Gli negarono persino il prete per confessarsi. Aveva ventitré anni Albino Badinelli, ma sembrava ancora un bimbo.

Lo ammazzarono comunque. Lo ammazzarono perché si era fatto avanti per salvare venti ostaggi e un intero paese, Santo Stefano D’Aveto, che i nazifascisti minacciavano di bruciare se gli sbandati non si fossero presentati in caserma.

Albino Badinelli, carabiniere, non ci aveva pensato due volte. Al babbo e alla mamma, a cui era enormemente legato, aveva detto "Devo presentarmi prima che venga ucciso qualcuno, perché non avrei più pace. Io devo essere il primo!".

E così fu. Si presentò in caserma e il comandante, quel 2 settembre del 1944, lo fece fucilare. Due colpi al cuore e uno alla testa. Gli tolse tutto, anche il diritto a confessarsi che pure lui, molto credente, gli aveva chiesto.

Nonostante questo, Albino li perdonò tutti: “Perdonali, perché non sanno quello che fanno”, furono le sue ultime parole.

Alla sua memoria, al ricordo di questo ragazzo che salvò venti persone e un intero paese pagando con la sua vita, anche quest'anno il pensiero di tutti.

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