22/10/2026
Quarant'anni nella security. (1986/2026)
Avevo 21 anni. Era il 1986 e facevo il sorvegliante all'Aeritalia, di notte.
Ho passato lì 855 notti vigilando gli aerei da guerra per nove anni. Le ho contate dopo, scrivendo. In quelle ore lunghe ho capito una cosa che non ho più dimenticato: quasi tutto il lavoro della sicurezza nessuno lo vede. Se lo fai bene, non succede niente. E nessuno ti dice grazie per qualcosa che non è successo.
Da allora sono passati quarant'anni.
Sono stato sorvegliante e istruttore di arti marziali. Poi investigatore, dal 1997: ho cominciato da apprendista, con i taccuini e le attese in macchina. Quell'anno ho perso mio padre. Proprio in quell'anno la mia vita professionale è ripartita da capo. Nel 2001 sono diventato imprenditore, ma non da solo: avevo la fiducia di un socio. Un poliziotto in pensione della narcotici. Poi sono venuti la Demetra (2004), le persone da guidare e le responsabilità che non si possono delegare. A 57 anni mi sono laureato in Scienze giuridiche, mentre dirigevo l'azienda. Volevo dare un nome e una forma a ciò che il mestiere mi aveva già insegnato.
In tutti questi anni ho imparato tre cose. Ho deciso di metterle per iscritto.
La prima: l'investigatore vero ha poco a che fare con quello dei film. È fatto di metodo, pazienza, limiti di legge e prove spesso fragili. Meno mito, più mestiere. È «Prova effimera».
La seconda: chi lavora nella sicurezza privata non è un poliziotto e non deve fingere di esserlo. Una divisa, un distintivo o una parola in inglese non ti danno autorevolezza. Te la danno la competenza, la legalità e il rispetto per chi lavora, spesso in silenzio e per paghe che non rendono giustizia. È «Oltre la divisa».
La terza: prima di indagare sugli altri, bisogna avere il coraggio di indagare su sé stessi. Le radici, la famiglia, gli errori, le cadute e le ripartenze. Senza cercare scuse. È «Assenza di alibi», le mie memorie.
Sono i tre libri della collana «Controluce». Vorrei che uscissero prima di Natale. Non sono un monumento a me stesso. Sono un modo per restituire una parte di quello che ho ricevuto.
Perché niente di tutto questo l'ho costruito da solo. Ieri in ufficio mi hanno fatto una festa e me l'hanno ricordato nel modo più bello.
Grazie a chi mi ha dato fiducia quando ero solo un ragazzo che faceva le notti. Grazie a chi mi ha corretto, a chi ha lavorato al mio fianco, ai clienti, ai collaboratori e alla mia famiglia. E grazie anche a chi mi ha messo alla prova: anche da lì ho imparato.
Quarant'anni fa ho cominciato. Il fascicolo resta aperto.