02/11/2026
LA PIRA E L’ALLUVIONE DEL 1966 (3)
Il 18 novembre La Pira scrive al ministro degli interni Paolo Emilio Taviani, con il quale ha già avuto un colloquio. È la prima rimastaci di una lunga serie di lettere (solo in novembre e dicembre 1966 sono ben 22!) per sollecitare interventi immediati, come autospurgatrici per togliere il fango, aiuti diretti agli artigiani, alle famiglie, alle parrocchie e alle comunità religiose ma anche provvedimenti di più ampio respiro per evitare in futuro il ripetersi di un simile evento. Gli scrive il 18: «due cose: 1) un “fondo perduto” per le famiglie sinistrate e “piccoli crediti”, senza interessi, per la loro ricostruzione (questo tema di fondo: – ricostruire la famiglia, cellula fondamentale della nazione) 2) un “fondo perduto” alle parrocchie (le 500.000 lire di cui tu mi parlasti) ed ai conventi ed ai monasteri: e – perché no? – “mutui agevolati” anche per essi. Tutto ciò immediatamente: noi (S. Vincenzo) ti possiamo validamente aiutare».
E nel postscriptum precisa il suo «programma»: «a) ricostruire le case e le famiglie; b) ricostruire le botteghe; c) ricostruire le Chiese ed i monasteri; d) ricostruire i monumenti e la bellezza e la cultura di Firenze! e) E ricostruire, in conseguenza, il «destino» di bellezza e di page e di civiltà che il Signore assegna – ha assegnato, assegna, assegnerà – a Firenze a servizio dei popoli di tutta la terra! Spes contra spem!».
Il giorno dopo, il 19, scrive ad Aldo Moro, ringraziandolo per la sua visita alla città ferita. Oltre alla sua «lettura» teologica di quanto avvenuto, pone al presidente del Consiglio «il problema del regime dell'Arno (regime delle acque montane; regime della dighe etc.)» che mette in discussione l’esistenza stessa della città. E per questo gli raccomanda di coinvolgere il prof. Livio Zoli, grande esperto della materia. (nella foto, di Torrini Fotogiornalismo, La Pira con Pino Arpioni in visita alle zone alluvionate)