19/10/2026
Di Elvira Serra su Corriere della Sera
Ci sono tanti motivi per andare al cinema a vedere Zustìssia, il film di Francesco Piras dedicato al più grave errore giudiziario della storia italiana, quello che per quasi 33 anni ha costretto in carcere Beniamino Zuncheddu, giudicato colpevole di tre omicidi che non aveva commesso. Gli attori sono perfetti, la regia è intensa. Ma il motivo più importante è Beniamino stesso, che oggi ha 62 anni ed è il fiore cresciuto nell’asfalto dell’ingiustizia coltivata nei tribunali, dove si dovrebbero garantire le condanne oltre ogni ragionevole dubbio. Quella a tempo di record di Zuncheddu — 30 giorni per il primo grado, 7 per l’Appello, la pronuncia della Cassazione meno di due anni dopo i delitti — ha trovato grottesco contrappasso nei continui rinvii del Riesame, che si sarebbero rincorsi all’infinito se l’avvocato difensore, Mauro Trogu, non avesse deciso per sfinimento di coinvolgere la garante per i detenuti in Sardegna Irene Testa, tesoriere del . Hanno sbagliato in troppi. E il regista Piras li mostra uno per uno, lasciando allo spettatore un senso di sconcerto per chi ha calpestato con la sciatteria l’impegno al servizio della legge e per chi si è dichiarato un uomo delle istituzioni e le ha tradite senza un rimorso. Ma in tanti si sono impegnati all’opposto. A cominciare dall’avvocato Mauro Trogu, che in questi anni ha lavorato pro bono, impedendo che la fiammella della speranza si spegnesse per sempre proprio all’ultimo miglio. Beniamino deve molto anche alla procuratrice generale di Milano, Francesca Nanni, che appena si era insediata a Cagliari con il medesimo incarico aveva scelto di studiare le sue carte. E grazie a una intercettazione ambientale disposta con la sua firma ha ottenuto quanto bastava per presentare assieme a Trogu l’istanza di revisione. C’era pure lei, giovedì scorso al cinema Anteo di Milano, per la prima proiezione di Zustìssia fuori dalla Sardegna. Beniamino sorrideva felice. Non ha ancora potuto ricevere alcun risarcimento per la vita che gli è stata rubata, il processo civile è appena cominciato. Ma una di cui sono prime firmatarie e Gaia Tortora chiede che venga riconosciuto un sostegno economico immediato agli innocenti ingiustamente incarcerati, in attesa della riparazione stabilita per legge. Va calendarizzata. Non perdiamo altro tempo.