01/10/2026
"La scuola, i bambini, le comunità non possono essere maltrattate a colpi di propaganda.
In nessun caso le scuole possono essere un luogo che esclude o che rifiuta. Le scuole tessono le relazioni, le culture e le appartenenze, non strappano, non espellono.
Le scuole si battono per colmare i divari, contrastare le diseguaglianze, costruire possibilità soprattutto per coloro che sembrano predestinati da background difficili.
Questa è la scuola del nostro paese, quella della Costituzione, la prima incaricata dall’articolo 3 a “rimuovere gli ostacoli”. Vogliamo valorizzare tutte le scuole con il loro stradario di riferimento, superando stigma e pregiudizi. Abbiamo voluto realizzare il progetto scuole aperte proprio per rispondere a bisogni diversi e complessi.
La scuola della Costituzione è fatta di impegno, buone pratiche e partecipazione.
Basta slogan e pensiamo al futuro."
LA SCUOLA È APERTA A TUTTE E TUTTI.
Insieme agli assessori e alle assessore alla Scuola di Bologna, Milano e Bergamo, abbiamo scelto di prendere parola con una voce comune sul recente Decreto approvato dal Consiglio dei Ministri.
Lo facciamo a partire dalle nostre città e dal lavoro che ogni giorno portiamo avanti nelle scuole: perché la scuola, i bambini e le comunità non possono essere maltrattate a colpi di propaganda.
Come amministratrici e amministratori che ogni giorno si occupano di scuola nelle proprie città, abbiamo scelto di prendere parola insieme. A partire dall’esperienza delle Scuole Aperte e dal lavoro quotidiano nelle nostre comunità, condividiamo questo appello.
Siamo amministratrici e amministratori pubblici, ci occupiamo ogni giorno della Scuola nelle città del nostro paese.
Oggi ci confrontiamo sulle esperienze delle scuole aperte, un progetto che coltiviamo da anni e che sostiene l’apertura delle scuole oltre l’orario curricolare, la libera e gratuita partecipazione di bambine e bambini, il coinvolgimento del territorio nella responsabilità educativa.
Un progetto diffuso che ci permette di aumentare le attività di supporto scolastico per recuperare i divari; di promuovere arte e cultura come leve di emancipazione e scoperta; di attivare la mediazione culturale per promuovere inclusione e incontro tra culture.
A partire dalla nostra funzione, dalla nostra esperienza, dal nostro impegno quotidiano vogliamo elevare una voce ferma.
La scuola, i bambini, le comunità non possono essere maltrattate a colpi di propaganda.
In nessun caso le scuole possono essere un luogo che esclude o che rifiuta. Le scuole tessono le relazioni, le culture e le appartenenze, non strappano, non espellono.
Le scuole si battono per colmare i divari, contrastare le diseguaglianze, costruire possibilità soprattutto per coloro che sembrano predestinati da background difficili.
Questa è la scuola del nostro paese, quella della Costituzione, la prima incaricata dall’articolo 3 a “rimuovere gli ostacoli”.
Le scuole hanno bisogno di strumenti e alleanze per perseguire questi obiettivi fondamentali e difficilissimi: mediatori linguistici e culturali, personale motivato e retribuito in modo adeguato, classi meno numerose, innovazione didattica. Tutte esigenze note e altrettanto sottovalutate.
Il recente Decreto approvato dal Consiglio dei Ministri di cui non è ancora pubblico il testo definitivo, sembra recare previsioni inaccettabili o inapplicabili.
Il tetto del 30% previsto nelle classi è rivolto a quei bambini che chiamiamo stranieri solo perché una legge retriva non riconosce cittadini coloro che nascono in italia o a chi non ha sufficienti competenze linguistiche?
E chi decide chi non ha sufficienti competenze linguistiche? E come si concilia con il diritto costituzionale ad andare a scuola?
Le ampie deroghe che sembra siano state previste nel testo forse potranno evitare che questo provvedimento favorisca l’abbandono o la dispersione scolastica.
Tuttavia non potranno cancellare il messaggio feroce che è stato mandato a bambine e bambini con background migratorio.
Non siete benvenuti.
L’inclusione è una sfida seria e non si produce a colpi di propaganda.
E ancora: sappiamo bene quanto il contesto di provenienza influenzi il percorso scolastico dei bambini e delle bambine, riteniamo tuttavia che la scuola debba essere un luogo che aiuta le famiglie, non le colpevolizza, nè le sanziona.
Potremmo quantificare quanto il basso livello culturale o socioeconomico di italianissimi genitori condizioni i risultati scolastici dei figli, ma questo non ha mai condotto, per fortuna, ad obbligare tali genitori ad ampliare il loro vocabolario, o a interrogarli sul teorema di pitagora.
Come comuni affrontiamo le contraddizioni, le sfide e le esigenze delle scuole e delle comunità spesso con pochi strumenti e molto impegno.
Abbiamo una idea di scuola che integra le autonomie scolastiche con i contesti in cui sono inserite e proprio la storia della scuola ci insegna che le migliori esperienze nascono dalla complessità e dalle sfide.
Vogliamo valorizzare tutte le scuole con il loro stradario di riferimento, superando stigma e pregiudizi. Abbiamo voluto realizzare il progetto scuole aperte proprio per rispondere a bisogni diversi e complessi.
La scuola della Costituzione è fatta di impegno, buone pratiche e partecipazione.
Basta slogan e pensiamo al futuro.
Daniele Ara, assessore alla Scuola del Comune di Bologna
Claudia Pratelli, assessora alla Scuola, Formazione e Lavoro del Comune di Roma
Anna Scavuzzo, assessora all'Istruzione e all'Educazione del Comune di Milano
Marzia Marchesi, assessora ai Servizi per l'infanzia, educativi e scolastici del Comune di Bergamo
L’appello è aperto alle amministratrici e agli amministratori di tutta Italia che vogliono aderire e unire la propria voce.
PER ADERIRE MANDA UNA MAIL A:
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